L’avvocato del diavolo (The Devil’s Advocate) 1997 Regia di Taylor Hackford.

Due attori da oscar e un principio che sottende il film nella sua completezza: il diavolo può avere le sue ragioni?

Se consideriamo il messaggio del film, penso che non si possa dire di no. Perché? Perché quel diavolo è umano e vuol farlo capire confrontandosi con l’inaccessibilità di Dio.

Un monologo, quello di Al Pacino che ha incantato gli spettatori, al di là del significato intrinseco delle sue parole. Un attore lasciato libero di interpretare il suo personaggio. Il risultato è che, proprio come un diavolo tentatore, ci trascina nelle sue ragioni, condivisibili oppure no, ma affascinanti, questo è sicuro.

Per goderne il senso, prima che con la vista se ne venga condizionati, ecco il testo del monologo, così come lo riporta la sceneggiatura (ovviamente tradotto):


Int. sera / Appartamento lussuoso di John Milton / Dialogo-monologo Milton-Lomax

John Milton

Per chi è che ti incolli tutti quei mattoni, si può sapere? Dio? E’ così? Dio…

Beh Kevin, ti voglio dare una piccola informazione confidenziale a proposito di Dio. A Dio piace guardare, è un guardone giocherellone, riflettici un po’… Lui dà all’ uomo gli istinti. Ti concede questo straordinario dono e poi che cosa fa? Te lo giuro che lo fa per il suo puro divertimento… Per farsi il suo bravo, cosmico spot pubblicitario del film. Fissa le regole in contraddizione, una stronzata universale. Guarda ma non toccare, tocca ma non gustare, gusta ma non inghiottire. E mentre tu saltelli da un piede all’ altro lui che cosa fa? Se ne sta lì a sbellicarsi dalle matte risate! Perché è un moralista! Èun gran sadico! È un padrone assenteista, ecco che cos’è! E uno dovrebbe adorarlo?! No, mai!

Kevin Lomax

Meglio regnare all’ Inferno che servire in Paradiso, non è così?

John Milton

Perché no? Io sto qui col naso ben ficcato nella terra e ci sto fin dall’ inizio dei tempi. Ho coltivato ogni sensazione che l’uomo è stato creato per provare! A me interessava quello che l’uomo desiderava e non l’ho mai giudicato! E sai perché? Perché io non l’ho mai rifiutato, nonostante la sua maledetta imperfezione. Io sono un fanatico dell’uomo! Sono un umanista… Probabilmente l’ultimo degli umanisti.

Chi sano di mente, Kevin, potrebbe mai negare che il XX° secolo è stato interamente mio? Tutto quanto Kevin! Ogni cosa! Tutto mio! Sono all’ apice, Kevin. È il mio tempo questo.

È il nostro tempo…


E per non lasciare niente alle sole parole ecco il video:

JESUS CHRIST SUPERSTAR

Ted Neeley, un nome che crea subito emozione in quelli della mia età. Basta pronunciarlo e tornano immediatamente alla memoria la sua straordinaria voce e la sua capacità interpretativa.

Neeley ha portato sulla scena, nella sua carriera, tutti i ruoli più importanti di quei musical e film che hanno segnato la storia del cinema e del teatro degli ultimi 50 anni.

Ha cominciato con il ruolo di Claude Hooper nel musical originale di Broadway  “Hair“. Il suo impegno è durato per tre anni.

 Poi, sempre a  Broadway,  veste i panni di Gesù di Nazareth nell’Opera Rock, “Jesus Christ Superstardi Sir Andrew Lloyd Webber e Sir Tim Rice.

Senza soluzione di continuità, Neeley approda nel cast di un altro lavoro musicale che ha segnato un’epoca, quel  “Tommy“, la creatura degli Who, in cui interpreta il ruolo di Tommy Walker alla prima mondiale di Los Angeles.

Appena il tempo di terminare con quell’impegno che viene incaricato di tornare a vestire i panni di Gesù, proprio lì, a Los Angeles, all’Universal Amphitheatre costruito appositamente per ospitare la l produzione di “Superstar Under the Stars”.

Intanto un altro nome leggendario del cinema Norman Jewison, ha avuto l’idea di trasformare quell’opera rock in un film e mette sotto contratto Ted Neeley e Carl Anderson, che interpreterà la parte di Giuda. Si unisce  poi alla compagnia un’altra attrice/cantante dalla splendida voce: Yvonne Ellimann. Il film ha un successo planetario e diventa storia già alla prima apparizione nei cinema.

A più riprese, negli anni, Ted Neeley e i suoi amici hanno interpretato i  loro personaggi per lunghi periodi di recitazione, fino ad arrivare agli anni più recenti.

Nel 2014, dopo 41 anni dalla prima rappresentazione, “Jesus Christ Superstar”  approda in Italia, al Teatro Sistina di Roma. La rappresentazione ha un successo così travolgente che viene ripetuta in un tour nelle maggiori città italiane.

Nella tappa all’Arena di Verona si registrò il tutto esaurito: 12.000 posti i cui biglietti vennero venduti in pochissime ore e fu necessario aggiungere una seconda replica quella stessa notte.

Nel filmato che ho scelto è stata registrata una prova straordinaria di Ted Neeley, che tornava sul palco dopo un periodo di difficoltà: la sua voce gli aveva dato seri problemi e non si sapeva, a quel momento, se avesse potuto ancora cantare. Ma la forza del grande artista e la sua immensa professionalità hanno superarono ogni ostacolo e la gioia e la commozione dei compagni di lavoro, che lo ascoltavano dietro le quinte, è sintomatica della grande stima, quasi una venerazione,  che Ted Neeley riesce ancora a generare nella gente.

Io voglio soltanto dire, se esiste un modo,
allontana questo calice da me, poiché non voglio assaggiarne il veleno,
sentirne il bruciore; sono cambiato, non sono più sicuro come quando ho iniziato.
Allora ero ispirato, ora sono stanco e sfiduciato.
Ascolta, sicuramente ho superato tutte le aspettative,
ho tentato per tre anni che sembrano trenta.
Potresti chiedere altrettanto da qualsiasi altro uomo?
Ma se io muoio, se vado fino in fondo e faccio le cose che Tu mi chiedi, se lascio che mi colpiscano, mi feriscano, mi inchiodino al loro albero …
Voglio sapere, vorrei sapere, mio Dio,
voglio sapere, vorrei sapere, mio Dio,
voglio capire, vorrei capire, mio Dio,
voglio capire, vorrei capire, mio Dio,
perché devo morire.
Diventerei più noto di quanto non sia stato finora?
Le cose che ho detto e fatto avrebbero più valore?
Devo sapere, dovrei sapere,
mio Signore, devo sapere,
dovrei sapere, mio Signore,
se muoio quale sarà la mia ricompensa?

Devo capire, dovrei capire,
mio Signore, devo capire,
dovrei capire, mio Signore,
perché devo morire?
Potresti dimostrarmi adesso che non sarò ucciso invano?
Mostrami almeno un poco della tua mente onnipresente!
Dimostrami che c’è una ragione per cui tu vuoi
che io muoia: sei così preciso su dove e come,
ma non sul perché.
Va bene! Morirò! Guardami morire! Vedi come muoio!

Allora ero ispirato, adesso sono stanco e triste,
dopo tutto, ho tentato per tre anni;
sembrano quasi novanta…
Perché ho tanta paura di concludere ciò che ho cominciato… che Tu hai cominciato,
io non ho cominciato nulla.
Dio, la Tua volontà è dura, ma sei tu che dai le carte…
Berrò il Tuo calice di veleno, inchiodami alla Tua croce
e spezzami, insanguinami, percuotimi, uccidimi,
prendimi adesso…
prima che io cambi idea

SARA BRACCINI: LE SCELTE CHE CI FANNO VIVERE

Sara Braccini - Romanzi

Io e Sara ci siamo conosciute una decina di anni fa, complice l’interesse di entrambe per il baseball. Da allora ci siamo incontrate periodicamente, in occasione di eventi sportivi, abitando in città diverse.

La sorpresa di scoprirla scrittrice non ha avuto mediazioni: lei comincia a pubblicizzare il suo primo lavoro e io, dopo un primo momento di stupore, corro a procurarmi il romanzo.

Scopro così che la Sara che conoscevo, mamma apprensiva e donna pratica, sa rivelare un aspetto di sé che è dolce, un po’ triste, ma forte e reattivo.

Mi sono immersa in quella lettura e mi sono sentita come se mi fossi seduta su una confortevole poltrona: era comoda, avvolgente. Sono bastate due pagine per entrare in sintonia con personaggi e situazioni.

L’inizio del primo romanzo di Sara, “Nei tuoi occhi”, non lascia spazio a una separazione dal racconto: cominci a leggere di Elise e vuoi sapere come va a finire. Il desiderio di sapere se una donna, con le sue difficoltà, ce la farà a ricostruire la sua vita è un po’ la necessità di ogni donna, il bisogno di sapere che si può fare.

Poi il mondo di Elise si popola di altre figure, diversissime.

L’accento francese dei personaggi viene letto dagli occhi, ma risuona nelle orecchie.

Le trame con i personaggi si leggono sulle pagine stampate, ma chi è la persona che scrive quelle parole? Conosciamola meglio

Perché hai cominciato a scrivere romanzi e perché proprio romanzi rosa?

La passione per la scrittura risale alla mia infanzia. Ho sempre amato inventare storie di ogni genere che tenevo solo per me. Con il tempo ne ho condivisa qualcuna con le amiche fino ad arrivare a quella che mi ha spinto fare “sul serio”.

Come crei le trame dei tuoi racconti?

Mi lascio ispirare direttamente dai personaggi. Parto con una idea di base che potrebbe arrivare da una scena vista nella vita reale oppure suggerita da un testo di una canzone, un oggetto, un “qualunque cosa” e inizio a scrivere ma il più delle volte i miei personaggi prendono vita deviando completamente da quel poco che avevo pensato. Li smetto di essere scrittrice e divento semplice spettatrice lasciando tutti a briglia sciolta.

I personaggi dei tuoi romanzo hanno un carattere deciso, ben definito. Nascono nella tua fantasia già così, oppure prendono corpo durante la narrazione?

Decisamente lungo la storia, li conosco con chi legge pagina dopo pagina tranne che per uno del mio primo testo per il quale ho preso spunto da una persona al tempo a me vicina.

Ti capita mai di avere invasioni da parte dei tuoi personaggi mentre stai lavorando, per esempio, fra i filari delle vigne?

Continuamente! 😂 Mi parlano ovunque vada o sia mostrandomi scene e dialoghi che spesso fatico a scrivere perché magari sto lavorando oppure sono sotto la doccia. Sono dei gran chiacchieroni!

Come scrivi? Scrivi prima a mano o direttamente al computer? Quali sono i luoghi in cui ami scrivere? Hai un posto preferito?

Scrivo principalmente al pc anche se non disdegno il cellulare in caso di necessità. Il posto è indifferente, l’intuizione può colpire ovunque. Ma ho sempre bisogno del pc per mettere insieme i pezzi e sistemare il testo.

La “Maison du livre” è, fin da subito, un chiaro esempio di ambientazione motivata. Potevi scegliere qualsiasi altro tipo di attività commerciale, ma no, hai scelto una libreria. Perché?

Amo le librerie. Specialmente quelle dal sapore antico tanto difficili da trovare oggi. L’atmosfera, l’odore della carta, il fascino dei vecchi librai che lavorano con e per passione… Un vero sogno. In questo caso ho seguito Elise nella sua passeggiata, un momento tutto suo per riflettere e rilassarsi ed ho pensato: ” io, al suo posto, dove vorrei capitare?”. Non c’era niente di più perfetto, ma soprattutto nessuno di più perfetto per entrambe da incontrare.

Con il tuo primo romanzo, “Nei tuoi occhi”, hai intrapreso la strada del tema principale, cioè la scelta. Elise, la protagonista fin dalle prime pagine è costretta a scegliere per ricominciare. Perché proprio questo argomento?

Le scelte sono la parte fondamentale della nostra vita. Io le paragono agli scambi dei treni. Alcune sono dolci e facili da affrontare, altre brusche e violente. Tutte portano in strade diverse, nuove. Quello che è successo ad Elise. Una scelta difficile come quella del divorzio la porta a vivere una vita completamente nuova e forse impensata.

Qual è il punto di contatto e allo stesso tempo quello di separazione tra il primo e il secondo romanzo, “Oltre il destino”?

Io non credo che ci sia un punto di separazione. Elise racconta la sua storia, mentre chi gli sta accanto fa lo stesso, fino ad arrivare ad un “qui e oggi”. L’epilogo, al presente a differenza di tutto il resto la lascia con la certezza che la vita le riserverà altre scelte da fare e cose nuove da accogliere.

Chi è Nicolas?

Nicky è un amabile faccia tosta che entra a gamba tesa in una famiglia che, dopo tutto quello che ha passato, si ama e si protegge con forza destabilizzandone l’ordine. Porta con se un carico pesante e difficile da gestire. Ma non è l’unico. Anche Elise, Alexander e persino Luis faranno i conti con i loro demoni. Il tutto accompagnato da una voce d’eccezione.

Con questo secondo romanzo, “Oltre il destino”, hai esaurito la storia di questi protagonisti?

La vita che dai ai personaggi che si creano nella tua testa non ha mai fine. Loro vanno avanti in quello che potrebbe essere un universo parallelo. Ma potrebbero tranquillamente, un giorno, tornare e dirmi che hanno altro da raccontare, da far conoscere quindi non escludo spin off per nessuno. Ma questa parte di vita si conclude qui.

Ringrazio di cuore Sara e vi invito a leggere e a regalare i suoi romanzi. Buona lettura!

Bruce Springsteen, il nuovo album

Letter to you”, questo è il titolo dell’ultimo album di Bruce Springsteen. L’uscita è prevista per il 23 ottobre prossimo.

Nel frattempo sono state rilasciate due anticipazioni: “Letter to you”, la canzone che dà il titolo all’album e “Ghosts”.

Sonorità già conosciute ci trascinano dentro il mondo di un vecchio timbro rock che, non si può sbagliare, è uno Springsteen al 100 per cento.

Ghosts” è una canzone dedicata a chi non c’è più, un po’ dura, un ricordo che vive nelle cose, ma la mancanza sta nell’anima e nel cuore.

Letter to you” è più morbida, una confessione che finisce su una lettera. Per scriverla dice di “aver provato ad invocare tutto quello he il mio cuore trovava vero … Le ho scritte tutte con inchiostro e sangue … Ho scavato profondamente nella mia anima e ho firmato con il mio vero nome.

Un bellissimo momento intimo e sincero. Questa è la canzone che, tra le due, mi è piaciuta di piu.

Gli anni passati hanno lasciato il segno sull’uomo che ballava “Dancing in the dark”, sul palco con la sua fan (Courteney Cox, la Monica di “Friends”). Rughe e capelli bianchi non vengono nascosti, ma esibiti, da lui e dagli uomini fedeli della “E Street Band”.

Hanno registrato in studio ma live, come se fossero sul palco, in un concerto. Cinque giorni per registrare tutto l’album.

E’ lo stesso Springsteen a confessare quella che ne è venuta fuori è una delle più belle esperienze di registrazione che io abbia mai vissuto”.