Ottobre

Primo ottobre. Nella mente di chi, come me, ha una certa età, dire primo ottobre fa scattare subito il parallelo con “primo giorno di scuola”. Sì, perché quando io ero piccola la scuola aveva inizio, per tutti gli studenti e scolari d’Italia, proprio il primo giorno di ottobre. Quel giorno segnava la fine delle vacanze estive, niente più giornate a giocare con gli amici. C’era l’eccitazione per il nuovo anno scolastico, preannunciato dai nuovi libri (due: un libro di lettura e un sussidiario) che avevo già letto e riletto con quella voglia di conoscere che era già marcata, fin da quando ero piccola.  C’era il nuovo grembiule, da indossare quasi come un vestito della festa: bianco con un fiocco rosa per le femmine e nero con il fiocco blu per i maschi. C’era la voglia di ritrovare le compagne di classe (compagne, sì, perché le classi erano divise in femminili e maschili). Dopo tanti mesi di separazione le guardavo, notando i cambiamenti della crescita e, sicuramente anche loro avranno fatto lo stesso con me, ma non me ne rendevo conto.

Si cominciava con le esercitazioni, per riprendere contatto con le abitudini scolastiche. La maestra (una sola, preparatissima in ogni materia), ci assegnava i compiti e, da quel primo giorno, quel primo ottobre, sapevamo che i nostri pomeriggi sarebbero stati dedicati, prima di tutto, allo studio.

Con gli anni cambiano i doveri, gli impegni, gli svaghi. Oggi vorrei che per me fosse di nuovo il primo ottobre di tanti anni fa. Voglio ricominciare a lavorare su questo blog, perché tante cose sono cambiate nelle mia vita. Voglio mettere a frutto le nuove nozioni che ho imparato, nel frattempo che questo blog, pur non ricevendo le mie attenzioni, ha prodotto risultati ottimi. So, quindi, che ho la capacità di fare bene questo lavoro e voglio farlo per me. Curare i blog, i siti di altri e trascurare proprio il mio … il calzolaio che va in giro con le scarpe bucate 😦

Decine di volte ho organizzato, modificato, riorganizzato il mio calendario editoriale, ma c’era sempre qualche cosa di più urgente da curare.

Voglio tornare indietro, voglio tornare a me, perché di progetti ne ho tanti e non voglio più rinunciare a metterli in pratica.

Dovrò trovare il tempo per fare tutto, ma mi conosco abbastanza per dire che ce la farò.

C’è in programma un altro sito parallelo a questo, una newsletter e … e poi si vedrà.

VI ASPETTO QUI.

CON ME.

La Vigilia di Natale

Quante sono le tradizioni del periodo natalizio che portiamo con noi? Oramai siamo adulti e, magari, abbiamo famiglia, ma ancora oggi, senza “quel qualcosa” che ci ha accompagnato negli anni, non ci pare Natale. Una delle tante cose che ricordo è che la Vigilia di Natale, non era Vigilia senza la minestra di ceci con i tagliolini.

L’ho vista preparare dalla nonna e, poi, anche dalla mamma. È un po’ l’apertura dei giorni del Natale “vero”. L’odore di rosmarino e salvia, il profumo della minestra che ti faceva venire fame molto prima dell’ora del pranzo. Poi la pasta. La tradizione della mia famiglia vuole che sia fatta in casa e rigorosamente tirata a mano.

Poi tagliata per assaporare anche la sua irregolarità, tutta casalinga.

Quando, oggi, porterò in tavola la minestra fumante saprò che non sarà soltanto il pranzo della Vigilia, ma anche un ringraziamento a chi ci ha insegnato a farlo, rendendoci più ricchi di un passato da ricordare.

 

 


Tagliatini co’ ceci

Pe’ 4 persone:

300 gr di ceci cotti

150 gr di pumodori

no spicchio d’aglio

n pochina di cipolla

n gambo di sedano

n rametto di ramelino

du’ rametti di persemolo

olio extra vergine d’oliva

sale, pepe e peperone pizzicoso quante ce ne vole

Pe’ la pasta:

du’ ova

400 gr circa di farina

S’impasta al sfoglia, si stende coll’ansagnolo e ‘ntanto che s’asciuga si mette ‘n una pentola ‘na bella conditura d’olio e ci si fa soffrigge’ tutto l’odori. Quando cominceno a colorissi ci si mette ‘pumodori, l’sale, ‘l pepe e ‘l peperone. Quando so’ cotti ‘pumodori ci si mette ‘ceci e ‘na tazza s’acqua. Doppo ‘nsaporiti si passeno col passatutto, lasciandoli ‘n pochi ‘nteri, poi si ripiena la pentola coll’acqua che ci vole. Da ultimo ci si mette ‘l ramelino, si fa bolli’ ‘n antro po’ poi si coce la sfoglia tagliata fina fina