SARA BRACCINI: LE SCELTE CHE CI FANNO VIVERE

Sara Braccini - Romanzi

Io e Sara ci siamo conosciute una decina di anni fa, complice l’interesse di entrambe per il baseball. Da allora ci siamo incontrate periodicamente, in occasione di eventi sportivi, abitando in città diverse.

La sorpresa di scoprirla scrittrice non ha avuto mediazioni: lei comincia a pubblicizzare il suo primo lavoro e io, dopo un primo momento di stupore, corro a procurarmi il romanzo.

Scopro così che la Sara che conoscevo, mamma apprensiva e donna pratica, sa rivelare un aspetto di sé che è dolce, un po’ triste, ma forte e reattivo.

Mi sono immersa in quella lettura e mi sono sentita come se mi fossi seduta su una confortevole poltrona: era comoda, avvolgente. Sono bastate due pagine per entrare in sintonia con personaggi e situazioni.

L’inizio del primo romanzo di Sara, “Nei tuoi occhi”, non lascia spazio a una separazione dal racconto: cominci a leggere di Elise e vuoi sapere come va a finire. Il desiderio di sapere se una donna, con le sue difficoltà, ce la farà a ricostruire la sua vita è un po’ la necessità di ogni donna, il bisogno di sapere che si può fare.

Poi il mondo di Elise si popola di altre figure, diversissime.

L’accento francese dei personaggi viene letto dagli occhi, ma risuona nelle orecchie.

Le trame con i personaggi si leggono sulle pagine stampate, ma chi è la persona che scrive quelle parole? Conosciamola meglio

Perché hai cominciato a scrivere romanzi e perché proprio romanzi rosa?

La passione per la scrittura risale alla mia infanzia. Ho sempre amato inventare storie di ogni genere che tenevo solo per me. Con il tempo ne ho condivisa qualcuna con le amiche fino ad arrivare a quella che mi ha spinto fare “sul serio”.

Come crei le trame dei tuoi racconti?

Mi lascio ispirare direttamente dai personaggi. Parto con una idea di base che potrebbe arrivare da una scena vista nella vita reale oppure suggerita da un testo di una canzone, un oggetto, un “qualunque cosa” e inizio a scrivere ma il più delle volte i miei personaggi prendono vita deviando completamente da quel poco che avevo pensato. Li smetto di essere scrittrice e divento semplice spettatrice lasciando tutti a briglia sciolta.

I personaggi dei tuoi romanzo hanno un carattere deciso, ben definito. Nascono nella tua fantasia già così, oppure prendono corpo durante la narrazione?

Decisamente lungo la storia, li conosco con chi legge pagina dopo pagina tranne che per uno del mio primo testo per il quale ho preso spunto da una persona al tempo a me vicina.

Ti capita mai di avere invasioni da parte dei tuoi personaggi mentre stai lavorando, per esempio, fra i filari delle vigne?

Continuamente! 😂 Mi parlano ovunque vada o sia mostrandomi scene e dialoghi che spesso fatico a scrivere perché magari sto lavorando oppure sono sotto la doccia. Sono dei gran chiacchieroni!

Come scrivi? Scrivi prima a mano o direttamente al computer? Quali sono i luoghi in cui ami scrivere? Hai un posto preferito?

Scrivo principalmente al pc anche se non disdegno il cellulare in caso di necessità. Il posto è indifferente, l’intuizione può colpire ovunque. Ma ho sempre bisogno del pc per mettere insieme i pezzi e sistemare il testo.

La “Maison du livre” è, fin da subito, un chiaro esempio di ambientazione motivata. Potevi scegliere qualsiasi altro tipo di attività commerciale, ma no, hai scelto una libreria. Perché?

Amo le librerie. Specialmente quelle dal sapore antico tanto difficili da trovare oggi. L’atmosfera, l’odore della carta, il fascino dei vecchi librai che lavorano con e per passione… Un vero sogno. In questo caso ho seguito Elise nella sua passeggiata, un momento tutto suo per riflettere e rilassarsi ed ho pensato: ” io, al suo posto, dove vorrei capitare?”. Non c’era niente di più perfetto, ma soprattutto nessuno di più perfetto per entrambe da incontrare.

Con il tuo primo romanzo, “Nei tuoi occhi”, hai intrapreso la strada del tema principale, cioè la scelta. Elise, la protagonista fin dalle prime pagine è costretta a scegliere per ricominciare. Perché proprio questo argomento?

Le scelte sono la parte fondamentale della nostra vita. Io le paragono agli scambi dei treni. Alcune sono dolci e facili da affrontare, altre brusche e violente. Tutte portano in strade diverse, nuove. Quello che è successo ad Elise. Una scelta difficile come quella del divorzio la porta a vivere una vita completamente nuova e forse impensata.

Qual è il punto di contatto e allo stesso tempo quello di separazione tra il primo e il secondo romanzo, “Oltre il destino”?

Io non credo che ci sia un punto di separazione. Elise racconta la sua storia, mentre chi gli sta accanto fa lo stesso, fino ad arrivare ad un “qui e oggi”. L’epilogo, al presente a differenza di tutto il resto la lascia con la certezza che la vita le riserverà altre scelte da fare e cose nuove da accogliere.

Chi è Nicolas?

Nicky è un amabile faccia tosta che entra a gamba tesa in una famiglia che, dopo tutto quello che ha passato, si ama e si protegge con forza destabilizzandone l’ordine. Porta con se un carico pesante e difficile da gestire. Ma non è l’unico. Anche Elise, Alexander e persino Luis faranno i conti con i loro demoni. Il tutto accompagnato da una voce d’eccezione.

Con questo secondo romanzo, “Oltre il destino”, hai esaurito la storia di questi protagonisti?

La vita che dai ai personaggi che si creano nella tua testa non ha mai fine. Loro vanno avanti in quello che potrebbe essere un universo parallelo. Ma potrebbero tranquillamente, un giorno, tornare e dirmi che hanno altro da raccontare, da far conoscere quindi non escludo spin off per nessuno. Ma questa parte di vita si conclude qui.

Ringrazio di cuore Sara e vi invito a leggere e a regalare i suoi romanzi. Buona lettura!

Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne


Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne

Ho rispolverato un mio racconto, scritto un paio d’anni fa, che si adatta perfettamente a questa giornata. Ve lo propongo qui di seguito.

“Mi concessi un po’ di tempo per bere un sorso di cappuccino. La tazza scaldava le mani e il sole invernale si posava sul mio viso, con quel tepore che si ripete, nello stesso modo piacevole, solo nelle prime giornate di primavera.

A occhi chiusi mi godevo il cammino del liquido caldo che attraversava la gola e scendeva giù.

Un leggero urto alla mia sedia mi riportò alla coscienza dell’ambiente intorno.

“Mi scusi.”, mormorò la voce gentile della ragazza che aveva spostato la sua sedia, facendola sbattere contro lo schienale della mia.

Riportai lo sguardo sul cursore pulsante, sul monitor del computer portatile che ho di fronte. Mi fermavo spesso in quel bar. Era un posto luminoso, accogliente, dove la gente poteva fermarsi a un tavolo per lavorare.

La ragazza si sedette. Era in compagnia di un’amica.

“Racconta!”, la invitò la ragazza alle mie spalle.

“Cosa ti devo dire, Gaia? Sono sconvolta. Pensavo di aver ritrovato un mio equilibrio, invece i ricordi sono tornati a scuotermi la testa e lo stomaco e, in più, adesso mi sento responsabile per quello che potrà succedere ad altre ragazze.”

Cominciai a battere sui tasti del computer. Le parole delle ragazze potevano diventare il mio percorso di appunti per un’idea, per un soggetto da scrivere.

“Cosa è successo esattamente? Al telefono mi hai detto solo qualche frase smozzicata.”

“Il mio allenatore di allora … è tornato di nuovo in attività.”

“Ma non lo avevano allontanato?”

“Si, dopo lo scandalo che riguardava anche me. Ci avevano trovato nello spogliatoio e lui cercava di togliermi i vestiti di dosso. Io urlai e un’altra allenatrice entrò nella stanza e riuscì a fermarlo. Poi mia madre fece un gran casino e la federazione cercò in tutti i modi di soffocare lo scandalo, mandando via quell’uomo. Io avevo solo quattordici anni, sapevo solo che lui voleva fare qualche cosa che non volevo fare io. Avvertivo anche che quello che voleva fare era una di quelle cose che mia madre mi aveva sempre  dipinto come “sporche”, ma ero ancora una bambina. Mi ricordo gli sguardi delle compagne di squadre, così compassionevoli da farmi sentire colpevole. Ricordo anche certi discorsi sussurrati da altre compagne, di poco più grandi di me, che parlavano di rapporti sessuali avuti nello spogliatoio con non so chi. Con il tempo i significati sono diventati più chiari, ma in quel momento non ero abbastanza “adulta” per capire.”

“Ma non potevi andare a giocare per altre società?”, chiese Gaia.

“Se si fosse trattato di società si, ma qui si parlava di Nazionale e le ragazze fanno qualsiasi cosa per arrivare a giocare nella squadra più importante di tutte.”

Ci fu un lungo momento di silenzio, a sottolineare che le ultime parole erano la spiegazione della realtà.

“Come mai è tornato?”, chiese Gaia.

“E’ cambiato il presidente della federazione, che già di per sé amava molto le ragazze giovani. Poi l’incarico di allenatore è stato  dato ad uno che amava le ragazze giovanissime. E’ stato lui che, a sua volta, ha di nuovo  preso, come aiutante, quello schifo d’uomo che aveva provato  a …”

La voce si interruppe, prima di un altro silenzio prolungato

“Cosa vuoi fare, adesso?”, domandò ancora Gaia, con un tono di voce preoccupato.

“Non lo so, Gaia. Ho qualche idea, ma uscire allo scoperto provocherebbe tanta sofferenza a mia madre: ci ha messo tanto tempo a ritrovare la serenità.  Sul  serio, non saprei come affrontare la situazione. Però adesso sono una donna, non più una ragazzina e devo fare qualcosa, non posso aspettare che si ripeta quello che è successo a me … o anche peggio.”

“Ma come puoi fare?”

“Ho pensato tanto in questi ultimi tempi e credo che sceglierò la soluzione dell’incontro con lui. Lo affronterò, non più con le paure di una bambina. Adesso sono grande, sono una donna, ho raggiunto il massimo sia a livello sportivo, negli anni in cui lui non c’era, sia a livello lavorativo. Non ho più paura di fronteggiare un uomo.”

“Sei sicura di volerlo fare?”

“Sì. Andrò da lui e gli dirò di andarsene. Devono andarsene, lui e l’allenatore amico suo,”

“E se rifiuterà?”

“Cercherò qualcuno che voglia raccontare la mia storia. Magari qualcuno che preservi in mio anonimato. Spero di trovare una persona che mi ascolti.”

Alzai le mani dalla tastiera del computer. Il cursore continuava a pulsare, ma questa volta aveva lasciato dietro di sé la traccia dei segni, un racconto da pubblicare.

Le ragazze si alzarono, senza più pronunciare una parola. 

Girai il capo quel tanto che mi servì a incontrare lo sguardo della ragazza che, fino a poco prima, era seduta alle mie spalle. Lei sorrise dolcemente e io ricambiai. 

“Posso fare poco per la tua amica, soprattutto non posso cancellare il passato.” pensai, “Ma quel poco lo faccio volentieri. Spero che possa servire.”

Fonte immagine: Il Faro Online

Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne

Ha 23 anni, è una piccola donna alta 1 metro e 43 centimetri e pesa meno di 50 chili. Ma è considerata la migliore ginnasta della storia.

Simone Biles ha superato tutti i record, sia femminili che maschili, nella storia dei campionati Mondiali di ginnastica: 25 medaglie, in totale.

5 medaglie olimpiche di cui 4 d’oro.

Ha aperto una palestra dove lei stessa si allena ed è, senza alcun dubbio, la ginnasta più conosciuta e amata in ogni parte del mondo.

E’ un’icona di volontà ferrea e professionismo. Due elementi ginnici da lei eseguiti hanno ottenuto la classificazione ufficiale nel codice di punteggi della ginnastica: il “Biles” alla trave per un’uscita in un doppio raccolto con due avvitamenti, che ha ottenuto il massimo valore di difficoltà di uscita dall’esercizio alla trave. Poi c’è il “Biles II” al corpo libero, che comporta un doppio salto raccolto con triplo avvitamento, a cui è stato assegnato il valore “J”, il più alto in assoluto nel codice, un salto ritenuto impossibile e che l’ha fatta entrare nella storia dello sport, nell’agosto del 2019.

Perché questa presentazione? Per dire che Simone Biles, esplosiva ginnasta americana, non è una persona qualunque. Ed essendo una delle grandi donne dello sport, ha usato la sua fama per denunciare la violenza sessuale subita dall’ex medico della squadra nazionale americana di ginnastica, Larry Nassar.

Ma non basta. Sicura di non poter essere estromessa dalla squadra nazionale, senza che il mondo si ribellasse a una eventuale decisione di quel genere, ha accusato la U.S.A. Gymnastics, la federazione nazionale, di essere complice di Nassar per aver permesso che la violenza di verificasse e per aver, successivamente, coperto i fatti. Nassar non era nuovo a questo tipo di abusi. Ritenuto colpevole, Nassar è stato condannato ad una pena durissima.

Il coraggio di una piccola donna (ma non solo lei) ha permesso alla giustizia di fare il suo corso, ma ha, soprattutto, interrotto un “sistema” di protezione del colpevole che partiva alla federazione americana, troppo preoccupata di evitare scandali piuttosto che di tutelare atlete giovanissime. Nassar ha confessato di aver abusato anche di bambine al di sotto dei 13 anni.

Simon Biles si è costruita un’immagine grazie alla sua eccezionale bravura e, dall’alto del gradino più alto nel mondo della ginnastica ha tuonato contro l’ingiustizia, ha sollevato il velo su uno sporco aspetto dello sport. Ha rappresentato al mondo quanto ancora, ai nostri giorni, le donne debbano convivere con gli abusi sessuali, con la lotta per il riconoscimento di diritti che non dovrebbero più essere una rarità, ma un diritto sacrosanto che tuteli quella parte di mondo che regala la vita.


Ho rispolverato un mio racconto, scritto un paio d’anni fa, che si adatta perfettamente a questa giornata. Ve lo propongo qui di seguito.

“Mi concessi un po’ di tempo per bere un sorso di cappuccino. La tazza scaldava le mani e il sole invernale si posava sul mio viso, con quel tepore che si ripete, nello stesso modo piacevole, solo nelle prime giornate di primavera.

A occhi chiusi mi godevo il cammino del liquido caldo che attraversava la gola e scendeva giù.

Un leggero urto alla mia sedia mi riportò alla coscienza dell’ambiente intorno.

“Mi scusi.”, mormorò la voce gentile della ragazza che aveva spostato la sua sedia, facendola sbattere contro lo schienale della mia.

Riportai lo sguardo sul cursore pulsante, sul monitor del computer portatile che ho di fronte. Mi fermavo spesso in quel bar. Era un posto luminoso, accogliente, dove la gente poteva fermarsi a un tavolo per lavorare.

La ragazza si sedette. Era in compagnia di un’amica.

“Racconta!”, la invitò la ragazza alle mie spalle.

“Cosa ti devo dire, Gaia? Sono sconvolta. Pensavo di aver ritrovato un mio equilibrio, invece i ricordi sono tornati a scuotermi la testa e lo stomaco e, in più, adesso mi sento responsabile per quello che potrà succedere ad altre ragazze.”

Cominciai a battere sui tasti del computer. Le parole delle ragazze potevano diventare il mio percorso di appunti per un’idea, per un soggetto da scrivere.

“Cosa è successo esattamente? Al telefono mi hai detto solo qualche frase smozzicata.”

“Il mio allenatore di allora … è tornato di nuovo in attività.”

“Ma non lo avevano allontanato?”

“Si, dopo lo scandalo che riguardava anche me. Ci avevano trovato nello spogliatoio e lui cercava di togliermi i vestiti di dosso. Io urlai e un’altra allenatrice entrò nella stanza e riuscì a fermarlo. Poi mia madre fece un gran casino e la federazione cercò in tutti i modi di soffocare lo scandalo, mandando via quell’uomo. Io avevo solo quattordici anni, sapevo solo che lui voleva fare qualche cosa che non volevo fare io. Avvertivo anche che quello che voleva fare era una di quelle cose che mia madre mi aveva sempre  dipinto come “sporche”, ma ero ancora una bambina. Mi ricordo gli sguardi delle compagne di squadre, così compassionevoli da farmi sentire colpevole. Ricordo anche certi discorsi sussurrati da altre compagne, di poco più grandi di me, che parlavano di rapporti sessuali avuti nello spogliatoio con non so chi. Con il tempo i significati sono diventati più chiari, ma in quel momento non ero abbastanza “adulta” per capire.”

“Ma non potevi andare a giocare per altre società?”, chiese Gaia.

“Se si fosse trattato di società si, ma qui si parlava di Nazionale e le ragazze fanno qualsiasi cosa per arrivare a giocare nella squadra più importante di tutte.”

Ci fu un lungo momento di silenzio, a sottolineare che le ultime parole erano la spiegazione della realtà.

“Come mai è tornato?”, chiese Gaia.

“E’ cambiato il presidente della federazione, che già di per sé amava molto le ragazze giovani. Poi l’incarico di allenatore è stato  dato ad uno che amava le ragazze giovanissime. E’ stato lui che, a sua volta, ha di nuovo  preso, come aiutante, quello schifo d’uomo che aveva provato  a …”

La voce si interruppe, prima di un altro silenzio prolungato

“Cosa vuoi fare, adesso?”, domandò ancora Gaia, con un tono di voce preoccupato.

“Non lo so, Gaia. Ho qualche idea, ma uscire allo scoperto provocherebbe tanta sofferenza a mia madre: ci ha messo tanto tempo a ritrovare la serenità.  Sul  serio, non saprei come affrontare la situazione. Però adesso sono una donna, non più una ragazzina e devo fare qualcosa, non posso aspettare che si ripeta quello che è successo a me … o anche peggio.”

“Ma come puoi fare?”

“Ho pensato tanto in questi ultimi tempi e credo che sceglierò la soluzione dell’incontro con lui. Lo affronterò, non più con le paure di una bambina. Adesso sono grande, sono una donna, ho raggiunto il massimo sia a livello sportivo, negli anni in cui lui non c’era, sia a livello lavorativo. Non ho più paura di fronteggiare un uomo.”

“Sei sicura di volerlo fare?”

“Sì. Andrò da lui e gli dirò di andarsene. Devono andarsene, lui e l’allenatore amico suo,”

“E se rifiuterà?”

“Cercherò qualcuno che voglia raccontare la mia storia. Magari qualcuno che preservi in mio anonimato. Spero di trovare una persona che mi ascolti.”

Alzai le mani dalla tastiera del computer. Il cursore continuava a pulsare, ma questa volta aveva lasciato dietro di sé la traccia dei segni, un racconto da pubblicare.

Le ragazze si alzarono, senza più pronunciare una parola. 

Girai il capo quel tanto che mi servì a incontrare lo sguardo della ragazza che, fino a poco prima, era seduta alle mie spalle. Lei sorrise dolcemente e io ricambiai. 

“Posso fare poco per la tua amica, soprattutto non posso cancellare il passato.” pensai, “Ma quel poco lo faccio volentieri. Spero che possa servire.”

RICETTE – Fiori di zucca ripieni

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INGREDIENTI per 4 persone:

16 fiori di zucca

 3 zucchine

 pane bagnato nel latte

formaggio grana

2 acciughe salate

pangrattato e burro

PREPARAZIONE:

Cuocere le zucchine al vapore, passarle al setaccio e amalgamarle con un po’ di pane strizzato, le acciughe spinate, dissalate, 4 cucchiai di grana grattugiato, mescolando il tutto con un cucchiaio di legno fino ad avere un ripieno omogeneo.
Raccoglierlo quindi in una tasca da pasticcere e con esso riempire i fiori di zucca, piegando le punte dei petali per chiuderli bene.
Accomodare i fiori di zucca in una pirofila rotonda, imburrata, pennellarli con burro fuso e cospargerli con un velo di pane grattugiato finissimo. Cuocerli in forno moderato per 15 minuti e alla fine passarli sotto il grill senza, però, farli bruciare.

(Immagine –  GialloZafferano)